La maledizione dei nomi sbagliati

Non sono un genio.

Dovevo dirtelo perchè forse leggendomi e provando qualche mia ricetta poteva esserti venuto il dubbio che lo fossi. No cara, mi dispiace ma anche io sbaglio, sono come te, ho le prove.

Nel nome delle cose si nasconde forse il loro destino?

Pensa a cucina precaria per esempio, cosa ti fa venire in mente?

Precaria, una parola, una garanzia di tentennamenti, cambi di rotta, camminate zoppe, entusiasmi brucianti. Eppure è il nome di questo blog ed è anche il suo destino.

Il progetto della cucina errante. Bellissimo nome, potevo scegliere vagabonda, itinerante, invece mi suonava dentro quella roba dell’errare, nel senso di errore, sbaglio, di errare è umano e perdonare è divino.

Così convivo con due progetti che vagano per il mondo, tentennano e sbagliano.

Giuro che il prossimo progetto lo chiamo porto sicuro e strada tutta dritta in discesa, cucina e soldi, soldi e cibo, cucina a tempo indeterminato, cucina con il posto fisso, lo giuro, ma per ora ho questo tra le mani.

In questo periodo ho imparato 2 cose che voglio condividere:

  • mi piace tanto cucinare, ho una casa carina, abbino tovaglioli e piatti, mi sento una perfetta padrona di casa. Forse mi apro un home restaurant che fa tanto San Francisco. No bella, lascia perdere! Fallo a Berlino l’homerestaurant, in Italia non si può, levatelo dalla testa. L’unico modo per cui la tua cucina possa diventare un restaurant è quello di rispettare tutti i dettami dell’Asl e renderla a norma, non mangiarci più, non far entrare più nessuno e via.
  • Che bello, mi piace tanto cucinare, sono anche moderatamente brava, studio, faccio corsi, mi piacerebbe avere un laboratorio e preparare cose che poi consegno a domicilio. Trovo un laboratorio a norma, lo affitto, apro partita IVA, per l’inizio uso la ritenuta d’acconto, faccio tutto secondo le regole e parto. No bella, lascia stare, fallo a Madrid, non in Italia. Se trovi un laboratorio a norma, se il datore di lavoro è daccordo nell’affittartelo sappi che solo il titolare del laboratorio potrà fatturare quello che esce da quella cucina. Un laboratorio = un’attività, una partita Iva. Se il laboratorio ti assume è ok, se cucini tu ma fattura lui è ok. Se cucini tu e fatturi tu non va bene.

Ho scritto queste cose per tanti motivi:

  • informare chi come me sta cercando una via in Italia per poter lavorare onestamente con il cibo. Non è una strada semplice, le cose sono complicate, reperire le informazioni è difficile e spesso ti vengono dette cose a pezzi, parzialmente e/o totalmente sbagliate. Ci vorrebbero capitali importanti che spesso non si possiedono.
  • per spiegare che non sono completamente scema, che pure io ho pensato di cucinare a casa mia che per altro è meravigliosa. Ho una cucina molto pulita, grande, un tavolo per 16 persone, un giardino. Possiedo qualità che molti locali non hanno ma non è legale e quindi non lo faccio.
  • per dire a quelli che lo fanno comunque che non dovrebbero perchè bisognerebbe giocare sempre a carte scoperte, secondo le regole per poterle cambiare. Anche io trovo ingiuste le 200 limitazioni dell’Asl, ma questo è quello che abbiamo, non possiamo cambiare il sistema se siamo i primi a fotterlo.

Ci sono buone notizie, si possono organizzare corsi di cucina in cucine a norma o a casa delle persone (basta che non sia casa propria), si può andare a cucinare a casa delle persone e farsi pagare rilasciando una ritenuta d’acconto.

Io ho trovato un laboratorio che è già in funzione, sto aspettando che una fantasiosa commercialista mi dica se possiamo trovare un modo legale perchè io possa cucinare e non finire in galera.

Mi sto proprio sbattendo un sacco perchè ci credo, perchè è quello che voglio fare. Metto a posto un pezzo e poi devo tornare indietro, penso di aver raggiunto una soluzione e scopro che c’è sempre qualcosa che non funziona.

Non sono un genio, te l’ho detto prima, ma sono onesta e sono tenace.

Prima o poi la cucina errante arriva, per ora a dicembre farò due cosine, aspettatemi.

 

 

 

About Anna Buganè

28 anni, nata e cresciuta ad Alba. Ho frequentato la scuola alberghiera, ho iniziato a lavorare da Ggiovane, ho risposto a molti telefoni, consegnato chiavi in alberghi, portato tanti piatti ai tavoli, lavato e asciugato migliaia di bicchieri, cominciato (per il momento accantonato) l’università, venduto di tutto: calze, mutande, borse, viaggi, voli, vacanze. Ho cucinato nelle case dove sono vissuta o passata, nella cucina dove ho lavorato.
Tutta questa cucina l'ho messa in un blog: cucinaprecaria.it

Comments

  1. Maria Ausilia says:

    Non mollare tesoro! I Buga sono tosti!
    Questo paese fa di tutto per smontare chi ha idee, inventiva, voglia di fare!
    Come al solito sei fantastica e io sono sempre qui ad aspettare che tu mi chieda cosa posso fare per te!
    Ziona

Lascia un Commento

*

Pin It on Pinterest

Shares
Share This