La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni

(2)L’altro venerdì mi è saltato l’appuntamento dalla parrucchiera, niente chiacchiere sotto il casco, ero di corsa, ma questo venerdì ho preso un altro appuntamento per una pettinata, sono praticamente andata con i capelli lavati e asciutti, mi serviva solo una messa in piega veloce.

Mentre il rumore del phon mi coccolava ho pensato alla torta che ho cucinato l’altro giorno, quella con il cioccolato e la barbabietola.

Mi sono messa in cucina, avevo un pochino di tempo, Martino e il suo babbo dormivano insieme e io sono scesa sotto decisa a prendermi del tempo per me e per una torta. Da tempo mi ronzava in testa questa idea di mettere la barbabietola nel cioccolato, ho letto qualche ricetta per capire come fare e mi sono messa all’opera.

Cioccolato, farina, yogurt, zucchero, latte di riso e barbabietola cotta al vapore.

Ho mescolato gli ingredienti, il colore era meraviglioso, la consistenza anche, ho acceso il forno ed infornato.

In mezzo secondo la cucina ha cominciato a profumare di cioccolato, una meraviglia.

Tolgo la torta dal forno e la faccio raffreddare, la taglio e attendo paziente i due coinquilini per la merenda. Intanto ho anche fatto una foto per pubblicare il sicuro successo sul blog.

Il primo morso non si scorda mai, soprattutto quello che ha il sapore di una torta orribile, cucinata però con amore, pazienza e studio.

Era immangiabile, un gusto e una consistenza completamente insensati, l’aspetto e il profumo delizioso mi hanno tratta in inganno, ho dovuto buttare la torta.

Che nervoso! Che smacco, che palle, ci sono proprio rimasta di merda, la torta avrebbe dovuto rappresentare un momento perfetto, io che cucino finalmente, una giornata d’autunno, una tazza di te e una passeggiata.

In casa c’è lo spettro di questo fallimento che aleggia, anni di piatti molto buoni, cancellati da un esperimento fallito, così adesso ogni volta che preparo qualcosa la preghiera del compagno di merende è: “falla normale ti prego, poi tu sperimenti e viene fuori un cartone”. Gli occhioni blu del mio coinquilino supplicano in ginocchio torte con il burro, le uova e il latte e farina 00.

La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni!

Ci hanno cresciuti nella convinzione che a forza di impegnarci, studiare, fare bene, essere delle buone persone poi avremmo avuto successo nella vita, un successo totale e garantito. Anni di studi e di buone maniere invece non sono garanzia di nulla, lo sfacelo è sempre dietro l’angolo perchè la variabili sono infinite e noi invece siamo finiti.

Dicono pure che da grandi delusioni nascano successi inenarrabili.

Sono scettica amica, a me tutte queste frasi fatte del tipo “tanto più a fondo scava il dolore tanta più gioia potrà contenere” mi hanno fracassato le palle.

Sogno un’esistenza dove le torte riescano sempre alla meraviglia, che l’impegno venga premiato e il successo garantito, per altro senza neanche troppo sforzo. La politica della sofferenza e dello sforzo non mi piace neanche un pò, chi l’ha detto che le cose belle sono solo quelle che ci sudiamo, quelle a cui arriviamo con penitenza e fatica?

La morale cristiana ci sta appiccicata addosso. Io me la voglio scrollare, perchè nel mondo che vorrei la bellezza è bella perchè è leggera, la salita non è per forza una scalata disumana e il bello si trova anche in pianura, dopo una scorpacciata di libagioni.

Non lasciarmi sola, raccontami anche tu un cocente fallimento preceduto da una fatica, quel fallimento che ti è stato proprio sulle palle perchè ci avevi creduto per davvero, perchè ti eri impegnata tantissimo oppure ci sei rimasta male semplicemente perchè volevi che una cosa ti riuscisse per una volta, senza sforzo.

Questo venerdì dalla parrucchiera è dedicato a tutte quelle piccole buone intenzioni ha ci avvicinano giorno dopo giorno all’inferno.

 

 

 

 

 

About Anna Buganè

28 anni, nata e cresciuta ad Alba. Ho frequentato la scuola alberghiera, ho iniziato a lavorare da Ggiovane, ho risposto a molti telefoni, consegnato chiavi in alberghi, portato tanti piatti ai tavoli, lavato e asciugato migliaia di bicchieri, cominciato (per il momento accantonato) l’università, venduto di tutto: calze, mutande, borse, viaggi, voli, vacanze. Ho cucinato nelle case dove sono vissuta o passata, nella cucina dove ho lavorato.
Tutta questa cucina l’ho messa in un blog: cucinaprecaria.it

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