Io amo le donne, poi le odio, poi le amo

foto dell'internet, non trovo la fonteVenerdì, dalla parrucchiera, chiacchiere sotto il casco che tanto non ci sente nessuno.

Ultimo appuntamento prima di Natale, penultimo appuntamento del 2015.

Io amo le donne, tutte, proprio tutte, anche quelle che non mi piacciono, le amo solo per il fatto di essere donne, le amo a prescindere, di un amore incondizionato e passionale, e quando ami così a volte ti girano la palle tanto vorticosamente da ostruirti la vista.

L’altro giorno ho letto un post scritto da una donna che nascondendosi dietro il dito dell’ironia e del sarcasmo, strizzando l’occhiolino a destra e a manca ha vomitato sulla testiera opinioni senza sostanza su un’altra donna, conosciuta.

Quando scrivi post di quel genere la gente si divide, ci sono due tipi di commenti:

  1. 92 minuti di applausi –  amen – parole sante
  2. l’invidia è brutta – sei una poveraccia – scrive meglio il mio gatto

In mezzo alle due fazioni di cui sopra, il deserto dei tartari, la morte della moderazione, la verità sta nel mezzo è il nuovo #noncenefregauncazzo, alla faccia dei filtri dell’Instagram, la rete spesso sembra essere un bianco e nero, ma di quelli brutti, per dirlo alla Boris, uno smarmellamento di bianco o nero.

Che palle!

Io che sono una che nel mezzo sta parecchio bene mi sono scocciata, mi sono pure tanto annoiata di chi scrive e pensa male delle donne, delle madri, delle imprenditrici, del genere femminile, delle foodblogger, etc

La fine dell’anno si avvicina e ho bisogno di cominciare il 2016 togliendomi qualche macigno dalle tasche.

Donne che giudicate altre donne, state buone, non vi chiedo di fare come me che le amo tutte, ma se qualcuna vi fa girare le palle siate dirette, prendete quella donna e ditele : “Mi stai sulle palle, non mi piaci, lavori male, guadagni troppo, non vali niente”, ditele quello che volete ma non usate mai e poi mai i termini dell’universo femminile per supportare le vostre opinioni.

Le donne non devono fare gruppo per forza ma tutte noi avremmo il dovere morale di non  insultarci utilizzando contro noi stesse le armi che ci puntano addosso gli uomini.

La maternità, il successo sul lavoro, i soldi, il benessere, i lavori domestici, la presunta inferiorità fisica etc, lasciamo che questi argomenti cadano come foglie, non usiamoli più, diciamoci le cose vere, non facciamo il gioco dei nostri carnefici, facciamo un passo avanti e andiamo oltre agli stereotipi.

La vita mi ha fatto il dono di un figlio maschio e ho subito immaginato che il destino mi avesse messo davanti Martino per avere un’opportunità unica, quella di fargli conoscere, amare e rispettare l’universo femminile. Ma mi accorgo che forse il grande lavoro da fare non è con lui, ma con le mie compagne, quelle con l’invidia del pene.

Quelle che ti giri e non capiscono la tua spalla sporca di latte, quelle che ti licenziano se sei incinta, quelle che invidiano chi ha avuto successo, quelle che non fanno mai rete, quelle che sono pronte ad azzopparti con un tacco 12, quelle che pensano che l’emancipazioni femminile passi attraverso una lavatrice, quelle che credono che basti indossare un paio di palle per essere allo stesso livello di un uomo.

A tutte queste amorevoli stronze auguro un’amica sincera, un capo donna, una figlia femmina, una vicina di autobus anziana, un parto senza dolore, una vecchiaia in compagnia, un abbraccio della mamma, un bacio di un figlio, un mestruo rapido, un tacco comodo, un uomo gentile, un pianto sconsolato e una telefonata ristoratrice, una luna piena e un respiro grande.

Per questo Natale mi auguro che il mondo diventi sempre più rotondo, che ci siano poche palle che girano, che l’essere umano riscopra l’arte della gentilezza, che tutte le donne si amino molto, come le amo io.

 

 

 

About Anna Buganè

28 anni, nata e cresciuta ad Alba. Ho frequentato la scuola alberghiera, ho iniziato a lavorare da Ggiovane, ho risposto a molti telefoni, consegnato chiavi in alberghi, portato tanti piatti ai tavoli, lavato e asciugato migliaia di bicchieri, cominciato (per il momento accantonato) l’università, venduto di tutto: calze, mutande, borse, viaggi, voli, vacanze. Ho cucinato nelle case dove sono vissuta o passata, nella cucina dove ho lavorato.
Tutta questa cucina l’ho messa in un blog: cucinaprecaria.it

Comments

  1. solita says:

    92 minuti di applausi –  amen – parole sante
    :-D

  2. Maria Ausilia says:

    Ti adoro!?

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