Involtini all’Emiliana

Ci siamo, è arrivato l’ultimo #mercoledìsocial dedicato all’Emilia!

Il progetto è ambizioso e quanto mai concreto, sta per arrivare un e-book con tutte le ricette raccolte in queste settimane, un e-book i cui proventi saranno destinati ad un’azienda agro-alimentare colpita dal terremoto che Cecilia e Micol di Muffin e dintorni stanno individuando.

Non so mai cosa fare di fronte alle tragedie del mondo e delle persone, se è giusto fare qualcosa, se inviare un sms per sentirmi in pace o se fare qualcosa di più.

Questo terremoto l’ho sentito, ci sono state delle piccole, piccolissime scosse anche dalle mie parti e ho quindi vissuto con più angoscia e apprensione  le scosse dell’Emilia, poi l’incontro virtuale con Ceci e Micol, le parole, la loro idea, hanno fatto il resto.

Da sempre sostengo che le cose nate per caso e dall’entusiasmo sono le migliori, questa raccolta di ricette è una di quelle cose.

Dopo i borlenghi mi sono avventurata nella preparazione degli involtini all’Emiliana, una sfida meno complessa ma non meno stimolante e dal risultato assai soddisfacente.

Un sapore deciso e un gusto agrodolce rendono questi involtini una vera bomba, facilissimi e velocissimi, ingredienti di prima qualità, una vera ricetta precaria emiliana!

Il meraviglioso delle preparazioni come involtini, polpette, sughi, salse è che ogni famiglia ha la propria ricetta, che è naturalmente quella vera, la più antica e gustosa!

Spulciando a destra e a manca per l’internet ho letto diverse versioni, con la mortadella, con il prosciutto crudo, con o senza pomodoro, etc…ne ho adottata una e ve la propongo.

Ovviamente la mia ricetta degli involtini all’Emiliana è la più buona di tutte, l’originale.

Viva l’Emilia, noi continueremo a parlarne…

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Ingredienti

  • 4 fettine di vitello
  • 4 fette di mortadella
  • parmigiano reggiano grattugiato o a scaglie
  • qualche foglia di salvia
  • 1 cipolla rossa media
  • 1 cucchiaino di zucchero
  • 4 cucchiai di aceto di vino
  • vino bianco secco per sfumare gli involtini
  • olio
  • sale
  • pepe
  • brodo di carne

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Procedimento

Si tagliano sottilmente le cipolle e si lasciano appassire in una padella con un filo d’olio, qualche minuto prima che siano pronte si versa la soluzione di zucchero sciolto nell’aceto e si fanno insaporire le cipolle.

Si allargano le fettine di carne, si aggiunge sale e pepe, la fetta di mortadella, un pò di parmigiano e la foglia di salvia e le cipolle appassite nell’aceto.

Arrotolare la fettina, creando l’involtino.

In una padella leggermente unta si fanno cuocere gli involtini, una volta rosolati si sfumano con un pò di vino bianco secco, si ultima la cottura aggiungendo un pò di brodo di carne.

Per creare la salsina:

Si usa il succo della carne mischiato con il brodo, di aggiunge una noce di burro e poca, pochissima farina alla volta per far addensare la salsa. Visto che mi erano avanzate delle cipolle, le ho aggiunte alla salsa, buonissime.

Servire caldi!

Imparando si sbaglia

Sono buonissimi, io amo con tutta me stessa la mortadella e pensare a degli involtini con la regina mortazza, le cipolle e l’aceto mi provoca sbavamenti copiosi.

Preferisco quasi sempre la cipolla rossa, per il gusto più dolce e ovviamente il colore, ma vanno bene anche le bionde (anche se poi gli uomini sposano le brune).

Non sopporto gli stuzzicadenti per chiudere gli involtini, un pò perchè ho paura di dimenticarmene uno e di uccidere l’ospite di turno, ma poi si incollano alla carne e toglierli è difficile…quindi? Fate così, quando mettete gli involtini in padella, cuocete subito la parte di giuntura che si salderà senza bisogno di altro.

La mortadella è buonissima, non c’è niente da fare, è proprio buona. La mortadella è comunista. Il salame socialista. Il prosciutto è democristiano. La coppa…liberale. Le salcicce, repubblicane. Il prosciutto cotto è fascista!

cit film Caruso Pascowski

About Anna Buganè

28 anni, nata e cresciuta ad Alba. Ho frequentato la scuola alberghiera, ho iniziato a lavorare da Ggiovane, ho risposto a molti telefoni, consegnato chiavi in alberghi, portato tanti piatti ai tavoli, lavato e asciugato migliaia di bicchieri, cominciato (per il momento accantonato) l’università, venduto di tutto: calze, mutande, borse, viaggi, voli, vacanze. Ho cucinato nelle case dove sono vissuta o passata, nella cucina dove ho lavorato.
Tutta questa cucina l'ho messa in un blog: cucinaprecaria.it

Comments

  1. Corrado Morando says:

    deliziosi… hanno quel nonsoché di agrodolce! io ho mangiato quello di sinistra… una bombaaaaaaaaa O__o

  2. Io non sono tanto per gli involtini…però quella fetta di mortazza nel ripieno cambia tutte le carte in tavola!!! Me lo mangerei anche subito!!! :)

  3. In effetti non ci avevo mai pensato alla tua tattica per l’involtino senza stuzzicadenti…….anche noi preferiamo la cipolla rossa (derivazioni meridionali nel nostro sangue…) anche se in Emilia si usa prepotentemente quella bianca….!! (con effetti allucinogeni)

    Grazie Anna…di tutto!

  4. Sulla cipolla concordo con MiCi e sulla mortazza concordo con te…ma la mia mamma (quella ne sa una più del diavolo, anche se non veste Prada manco per niente!!) mi aveva già insegnato la tecnica del “cuoci subito la parte aperta”…cosa che ogni santa volta a me non riesce e faccio casini…strano vero? :-D
    Cmq mi piace proprio questa ricetta!!

  5. sara says:

    che buoni!!!! VIVA L’EMILIA!!!! VIVA LA MORTAZZA!!!!

    cucina precaria vieni a cucinarceli qui?

Trackbacks

  1. […] la sfida del borlengo, la rapida bontà dell’involtino, sono arrivata al nazional-popolare gnocco […]

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